V. 81 N. 1s (2026): Atti del Convegno "Nature Restoration Law e foreste in Italia: una opportunità per un futuro sostenibile". Firenze, 25 novembre 2025
Note tecniche

Nature Restoration Law, conservazione delle risorse genetiche e vivaistica forestale

Immacolata Librandi
Direzione generale dell’economia montana e delle foreste, Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF); via XX Settembre 20 - 00187 Roma.
Alberto Maltoni
Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità Forestale, Laboratorio semi FALP, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI), Università degli Studi di Firenze; via S. Bonaventura 13 - 50145 Firenze.
Giuseppe Pignatti
Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), Centro di ricerca Foreste e Legno, via Valle della Quistione 27 - 00166 Roma.

Pubblicato 2026-06-08

Parole chiave

  • Risorse genetiche forestali,
  • Ripristino della natura,
  • Vivaistica forestale

Come citare

Librandi, I., Maltoni, A., & Pignatti, G. (2026). Nature Restoration Law, conservazione delle risorse genetiche e vivaistica forestale. L’Italia Forestale E Montana, 81(1s), 55–60. https://doi.org/10.36253/ifm-1200

Abstract

Vengono analizzate le implicazioni della Nature Restoration Law (NRL) dell’Unione Europea, che impone agli Stati membri interventi attivi di ripristino degli ecosistemi degradati. Tra le principali azioni previste vi è il ricorso alla piantagione di alberi e altre specie vegetali, rendendo centrale il ruolo della vivaistica forestale. Al fine di conservare la diversità genetica lungo la filiera vivaistica si sottolinea l’importanza di raccogliere semi da un numero adeguato di piante madri, di scegliere con attenzione le provenienze (locali, vicine e in parte lontane) e di evitare “colli di bottiglia” genetici nelle fasi vivaistiche. Si evidenziano anche limiti del sistema vivaistico italiano, legati a scarsa programmazione, centralizzazione della produzione e logiche commerciali che possono ridurre la diversità genetica. Tuttavia, emergono nuove opportunità, come la predisposizione di un piano pluriennale nazionale e il possibile rafforzamento del ruolo dei centri di ricerca, delle università e degli arboreti da seme.

Riferimenti bibliografici

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