V. 64 N. 4 (2009)
Articoli Scientifici

Analisi della struttura di boschi puri e misti di faggio e abete in ambiente mediterraneo

Pasquale Antonio Marziliano
Università Mediterranea di Reggio Calabria
Giuliano Menguzzato
Università Mediterranea di Reggio Calabria
Luca Pelle
Università Mediterranea di Reggio Calabria

Pubblicato 2013-04-22

Parole chiave

  • faggio,
  • abete bianco,
  • struttura,
  • gestione,
  • biodiversità

Come citare

Marziliano, P. A., Menguzzato, G., & Pelle, L. (2013). Analisi della struttura di boschi puri e misti di faggio e abete in ambiente mediterraneo. L’Italia Forestale E Montana, 64(4), 205–233. https://doi.org/10.4129/ifm.2009.4.01

Abstract

La storia recente dei boschi demaniali sull’Appennino Meridionale è stata caratterizzata da interventi di forte intensità seguiti da periodi piuttosto lunghi di abbandono, mentre in quelli di proprietà privata, spesso, sono state adottate forme di trattamento empiriche legate a usi e tradizioni locali, sostanzialmente riconducibili al taglio a scelta.Queste forme di gestione hanno portato all’affermazione di strutture sostanzialmente differenti,riconducibili a quelle semplificate dei popolamenti monoplani, oppure a quellecomplesse dei soprassuoli disetanei. In questo studio vengono esposte le caratteristiche strutturali di alcuni sistemi forestali fra quelli più significativi dell’Appennino calabrese, con particolare riferimento ai boschi puri e misti di faggio e abete. Sono state prese in
esame quattro tipologie strutturali: 1) faggeta monoplana; 2) faggeta pluristratificata; 3) fustaia mista faggio-abete pluristratificata; 4) abetina pluristratificata.Per la caratterizzazione dell’eterogeneità strutturale, oltre alla tradizionale descrizionedegli attributi selvicolturali e dendrometrici, sono stati utilizzati anche alcuni indici sintetici fra quelli più largamente applicati in questo genere di analisi (sistema di indici NBSI, indice di Morisita e di Latham). Lo studio ha confermato come l’applicazione di forme di trattamento riconducibili a quelle della selvicoltura classica portano alla formazione di strutture semplificate, mentre il taglio a scelta consente la perpetuazione di strutture pluristratificate. Inoltre, gli indici di struttura sintetici presi in considerazione possonodare un contributo positivo per una più efficace differenziazione della distribuzione spaziale orizzontale e verticale delle piante all’interno di un popolamento.